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Vespa PX, My Generation. Ricordo di un’estate

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Vespa PX. Stiamo parlando della mia generazione, non quella degli Who, la mia!
Sì, perché lo devo ammettere: pur essendo io all’epoca un fiero proprietario di una Zundapp KS 125, i ricordi più belli sono legati ad una PX. Se esistesse un mezzo a due ruote identificativo degli sbarbati a cavallo del 1980, quello è la Vespa PX, o il PX, insomma la Vespona-Culona-Grassona.

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Vespa PX: BREVE STORIA DI UN MITO

È il classico esempio di come un capolavoro resti tale, pure con una radicale evoluzione, non smarrendo la sua enorme personalità.
Capita, quando si è Vespa.
La Vespa era già un successo. Con la Lambretta aveva motorizzato la gioventù italiana nel secondo dopoguerra.
In molti casi si era dimostrata anche una sorta di alternativa low cost all’automobile, ancora irraggiungibile per molti. Ricordo un operaio di Napoli che ad ogni festa comandata “scendeva” a trovare la famiglia a cavallo di un parabrezzatissimo vespone, incurante delle intemperie.
Ma ormai gli anni ’80 erano alle porte, i Giapponesi premevano ai confini come a Pearl Harbour, bisognava dare qualcosa di più alla generazione post-sessantotto. Senza tradire lo spirito versatile-randagio-operaio ma snob e studentesco dello scooter più amato di tutti i tempi.

E fu così che sulle scene del Salone della Moto di Milano (io c’ero!) comparve la “culona”, (per via dei grossi gusci posteriori) una piccola grande rivoluzione rispetto alla “Primavera “allora sul mercato.
Grossa, gratificante, finalmente più comoda e sicura, sembrava dirti: “con me puoi arrivare fino a Capo Nord”.
La Vespa PX costava ottocentomila lire…un cifra importante ma abbordabile, un obbiettivo per cui valeva la pena studiare e farsi promuovere.

Vespa PX, My Generation. Ricordo di un’estate

Le caratteristiche tecniche non erano così importanti. Quello che fece battere il cuore alla mia generazione fu il senso di libertà che ispirava, una libertà “democratica” che ne fece il cavallo dei ragazzi di destra come di sinistra (categorie che ai tempi avevano un senso decisamente importante), varcando poi i confini nazionali e approdando nella perfida Albione sotto le chiappe degli ultimi Mods.
La storia è nota: la casa di Pontedera la tolse dal mercato nell’88, ma fu costretta a riproporla nel’94 dopo l’insuccesso della “Cosa” (ma come cazzo si fa a pensare di sostituire “vespa” con “cosa”? Mah!) restando al top fino al 2007, quando fu giubilata per la seconda volta.
Altro errore: gli indiani della LML se ne appropriarono immediatamente creando un clone di enorme successo internazionale che spinse la Piaggio a resuscitarla nel 2010. Da quel dì la PX non ci ha più lasciati e speriamo non lo faccia mai.

La Vespa PX oggi costa più o meno quattromila euro, non proprio regalata, ma tant’è, i sogni si pagano.

VESPA PX ICONA ITALIANA

Per carità, anche le nuove Vespe sono stilose, niente da dire, forse sono pure (anzi, sicuramente) fatte meglio. Prova ne sia l’enorme successo della gamma in tutto il mondo. Vespa is cool ormai anche a Boston.
Ma la PX, ne vogliamo parlare?
Con quell’area “paciarotta” suggerisce pomeriggi al bar, partite a calcetto sull’erba, gitarelle “in giornata” a Santa, corse notturne post-discoteca con un freddo micidiale e solo il parabrezza come difesa, ragazze in minigonna che ormai sono mamme imbarazzate dai ricordi…trovami anche solo uno scooter giapponese che ti suggerisca la metà di tutto questo.

Chi non ha almeno un ricordo legato alla Vespa PX? Io ho ancora i segni di un volo fatto dietro a quella di Lollo, sul ghiaino che c’era vicino all’Arena di Milano (per pudore non pubblico il cognome di Lollo, peraltro ottimo pilota ed attualmente, credo, buon padre di famiglia).
Io quei segni vorrei che non scomparissero mai, perché sono un tatuaggio che mi ricorda che le cazzate passano ma il cuore non invecchia…

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