Gente Ruvida

Suburra, l’Italia secondo Netflix

SUBURRA

La suburra era un quartiere dell’antica Roma relativamente centrale ma abitato dal sottoproletariato urbano, quindi malfamato e pericoloso, dove, comunque, i patrizi andavano serenamente a mignotte.
Questi i cenni storici, tanto vi dovevo…
La Suburra di oggi è tutta Roma, la “terra di mezzo” dove convivono politica, malaffare, Chiesa e mafia, crimine e nobiltà, più o meno decaduta.
Tanto se ne è parlato che, visto anche il successo internazionale di Gomorra, Netflix ha deciso di ambientare in questo contesto la sua prima serie prodotta in Italia…annamobbene!

Suburra, dal film alla serie

Io ero già un fan sfegatato del film di Sollima ( per intenderci il regista di Romanzo Criminale), per cui le mie aspettative per la serie erano notevoli.

Il compito per la produzione era arduo, visto che nel film giganteggiavano Claudio Amendola (Samurai) e Picchio Favino (l’onorevole Malgradi) con un contorno di comprimari d’eccezione come Elio Germano e Alessandro Borghi.

L’ambientazione, che rispecchiava i toni del successo editoriale di De Cataldo e Bonini, era in una Roma stile Blade Runner dai cieli plumbei e luci al fosforo.

Una storia tesa e cupa dove tutti perdono e le speranze stanno a zero, un po’ come il paese reale in cui viviamo (ma non vorrei angosciarvi più di tanto…)

La serie in realtà è un prequel in cui si narrano gli anni e gli eventi che portarono alla storia di mafia capitale.

La trama si sviluppa in un  2006 ricostruito con attenzione maniacale sui dettagli (cellulari, automobili, outfit dei personaggi, musica…)

Il cast è costruito in maniera molto intelligente, riconfermando alcuni dei protagonisti del film, come Alessandro Borghi (Numero 8) Giacomo Ferrara (Spadino Anacleti ) e Adamo Dionisi ( Manfredi Anacleti ), con l’innesto di una sorprendente Claudia GeriniFilippo Nigro (il politico di riferimento) e, soprattutto Francesco Acquaroli, un maestoso Samurai più giovane, dall’aria più rassicurante rispetto alla sanguigna interpretazione di Amendola, ma proprio per questo più inquietante.

Per darvi un’idea, un personaggio che cambia di stato d’animo con un’alzata di sopracciglio, passando dai bei ricordi alla garrota: non esattamente il vicino di casa ideale…o forse sì, se stai dalla sua parte.

i due samurai

Un crossover chiamato Suburra

Il risultato è un emozionante incrocio fra Romanzo Criminale, di cui si intravedono scorci e ambientazione, oltre che linguaggio e “profumo”, Gomorra, con cui il confronto è inevitabile, soprattutto nei personaggi (Samurai e Don Pietro, per esempio) e nei ritmi, in una cornice ispirata dallo spirito di splendore decadente de “La Grande Bellezza“, altra storia che ho amato profondamente.

Qui si vede l’impronta di Netflix, la qualità della sua produzione, forse più commerciale rispetto a Cattleya o Sky, ma capace di confezionare una fiction ammaliante, dove Roma splende in tutta la sua magnificenza e si perde nella sua Suburra.

Per gli amici dell’Urbe, non potete perdervi la title-track finale ad opera del ruvido per eccellenza della Capitale, er Piotta, il solo e l’unico.

La scena iniziale di Viale della Conciliazione (per intenderci il vialone che porta a San Pietro) è ipnotica, sembra realizzata in 3d ed è il preludio ad una serie di eventi che ti colpiscono in sequenza come schiaffoni…davvero notevole.

Se non è grande cinema questo…

viale conciliazione suburra

Suburra, no spoiler, please!

No, non vi racconto niente di più sulla trama, non posso essere così bastardo da rovinarvi il gusto.

Se non avete visto ancora il film tenetevelo per dopo, altrimenti, facendo due conti, capite subito chi muore e chi no.

Vi dico solo che non riuscirete a staccarvi e vi infilerete in una estenuante maratona.

Godetevi i personaggi, l’azione, le scene fantastiche a casa degli Zingari, il panorama di Ostia fuori stagione e le tante bellezze femminili del cast …

Soprattutto, godetevi Roma, grande protagonista, che, per esempio, in questa stagione è tiepida e affascinante, tanto da farci un bel weekend…

ostia suburra

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