about nicola ruvido
Gente Ruvida

About Nicola Ruvido

Mi chiamo Nicola Ruvido e sono nato nei ruggenti anni ’60

E ci tengo a dirlo, perché erano anni magici e ho visto e vissuto un sacco di belle storie.
Ho visto, anche di persona, uomini e donne che oggi vengono considerati dei miti, anche a causa della devastante pochezza della nostra quotidianità.
Io, quando l’uomo è andato sulla luna, ero davanti alla tele con mia nonna e quello scicchettone di Tito Stagno ci tenne incollati davanti al video fino alle ore piccole, così, tanto per dirne una.
Bazzicavo Via Spiga quando ancora ci viveva la nobiltà milanese, c’erano un salumiere e un fruttivendolo e prendevi il caffè con Mina e la Vanoni.
Mia zia era una mezza hippy e mi faceva sentire i Pink Floyd, mio zio mi portava i dischi di Dylan dall’America, mio padre era un gentiluomo napoletano.
Non sono un mix facile da spiegare.

Gli anni settanta li ho vissuti nel casino della contestazione.

Da che parte stavo? Avevo una Zundapp KS 125, il resto conta poco.
Gli anni ’80, il riflusso: ho conosciuto Giorgio Armani, il migliore in assoluto, need else?
Sono nato in una decoltè, cresciuto nel mondo della moda, fra sfilate, Jaguar, fabbriche e negozi, sempre di corsa, sempre spettinato, tendenzialmente chic, volutamente snob.
Il sistema della moda l’ho attraversato professionalmente in lungo e in largo, cercando sempre di non farmi fagocitare ma mantenendo il dovuto distacco.
Mi piacciono le auto veloci, le moto dal sapore antico, le giacche sportive, le scarpe inglesi ma anche i mocassini italiani, le attrici francesi degli anni ’60, ma anche Claudia Cardinale, gli Who e gli Oasis, ma anche James Brown, amo la cucina regionale italiana, detesto il sushi, non porto braccialetti, non amo i tatuaggi inutili, porterei i baffi come Tom Selleck ma non mi stanno granché bene, mi piace Tarantino ma adoro Totó, non mi perdo una partita della beneamata (e Dio solo sa quanto mi costa in termini di salute mentale), pratico arti marziali da mille anni e detesto il golf.
Insomma sono anomalo per definizione, un caso a parte.

Uno spettro si aggira per l’Europa. Si chiama Moda

Chiariamo subito, massimo rispetto per il Fashion System e il suo indotto, un apparato che genera milioni di euro e punti di PIL per l’asfittica economia italiana. Ma è venuto il momento di darsi una regolata e mettere alcuni punti fermi.

Innanzitutto le sfilate sono sfilate, la vita reale è tutt’altro. Sarà una banalità, ma un uomo sano di mente sta ben lontano da certi eccessi, soprattutto se ha chiaro il concetto di stile ed eleganza.

Anche perché, punto secondo, la Moda è e deve rimanere una serie di opzioni a disposizione del gentiluomo, spesso e volentieri da scartare.

Lo stile è importante, non la moda.

Lo stile è personale, genera eleganza, rispetta certi canoni facendoli propri, a volte stravolgendoli se questo è necessario.

“Il gentiluomo che ha stile diventa punto di riferimento, si fa notare e ricordare”
Giorgio Armani

E col tempo nascono le icone come Steve Mc Queen e Gianni Agnelli, Edoardo Ottavo Principe di Galles e Marcello Mastroianni.

Non copiate, ma siate voi stessi

Non mettete l’orologio sul polsino della camicia, siate voi stessi, create uno stile vostro che si faccia ricordare.

“L’eleganza passa anche da una t-shirt bianca”

Un altro falso storico è che vestirsi con classe sia un gioco per magnati della finanza. L’eleganza passa anche da una T-Shirt bianca e un paio di Chinos beige, accompagnati da un blazer mono petto blu che “cade” bene, sposando il tutto con dei desert boot marroni o delle Oxford testa di moro. Budget? Parliamone…

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