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John Belushi: In Loving Memory

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Non è l’anniversario della sua morte e neanche il suo compleanno, nessuno sta pensando ad un film sulla sua vita: semplicemente mi sono ricordato che non vi ho ancora detto niente dell’amore viscerale che mi lega a John Belushi. Chi è John Belushi? Farò finta di non aver sentito.

In effetti una domanda così posta è una provocazione: tutti gli over quaranta lo conoscono (e spesso lo adorano, come me), ma anche i pischelli di ultima generazione hanno associato il suo nome ad immagini precise e indelebili, come Che Guevara e Madre Teresa.
Che dire di lui? Le note biografiche sono inutili, cercatevele su Wikipedia, ma poche cose bisogna dirle.

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John Belushi. Un UOMO,UN MITO

Solo otto film, dei quali tre indimenticabili, una carriera costruita sul palco del National Lampoon e del Saturday Night Live, palestra e laboratorio delle sue imitazioni e dei suoi personaggi, frutto della sua anima rock’n roll, come Jake Elwood, il fratellino di Dan Akroyd, cioè i Blues Brothers.

John Belushi al college era un figo: capitano della squadra di football (l’avreste mai detto?), batterista e, soprattutto, “comedian”, comico, nel profondo. Nasce dalle recite scolastiche il suo successo, una meteora impressionante che termina con uno “speedball”(eroina e cocaina) ficcato in vena da una amica ubriaca, a soli 33 fottuti anni.

Ma perché una persona così essenziale deve avere nel suo destino un crollo così devastante? John era timido, insicuro, paranoico e ansioso: mescolate questi componenti con una mente sensibile e un successo radicale e il disastro diventa più comprensibile.

TRE FILM, TRE MITI

Purtroppo io il SNL l’ho visto solo di straforo, per cui  collego John Belushi essenzialmente ai suoi tre capolavori:

  • 1941 Un film un po’ sottovalutato di Spielberg, in cui John Belushi è uno stralunato pilota da caccia alcolizzato alla caccia di un sottomarino giapponese invasore. In una parola, grandioso.
  • ANIMAL HOUSE, film manifesto di una generazione post-Vietnam, decadente e irriverente, decisa a seppellire gli USA sotto una risata. Primo esempio di college-movie che, per un pischello di 18 anni, quale ero io all’epoca, rappresenta praticamente la Bibbia.

    “Ci siamo forse arresi quando i tedeschi bombardarono Pearl Harbour?”

    (Ma dico, vi serve altro per adorare uno come Bluto?)

  • THE BLUES BROTHERS, una sorta di commedia musicale sulla musica black che ha fatto da colonna sonora alla mia prima gioventù randagia a bordo della storica A112 Abarth.

 

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Tutto il mondo conobbe una coppia di comici/musicisti indimenticabili, vestiti come beccamorti ma carichi a palla e con un sense of humor corrosivo verso la società americana, fatta letteralmente a fette da una cadillac nera in missione per conto di Dio.

INNAMORATO DI JOHN

John Belushi non si discute, si ama: uscivamo dagli Anni 70 carichi di negatività e conflitti, legati a schemi consunti di vecchia politica è vecchia musica, con tanta voglia di rinnovamento  e si, cazzo, anche di ridere. E ti spunta fuori questo ciccione coi capelli unti che sembra fatto di gomma e…bingo!

La sua comicità è dissacrante e nuova, colpisce a destra e sinistra, senza schemi: John Belushi è il principe dell’improvvisazione, il Re del nonsenso. Si rompe le bottiglie di birra in testa, parla con Dio in un cono di luce, attacca il Giappone da solo…

Poi ha stile. E’ un vincente e un perdente insieme. Il suo look trasandato e irriverente ribalta lo status quo dalle radici, rompe gli schemi.

Ha praticamente consegnato i Rayban Wayfarer alla storia…

Una volta disse:

“I miei personaggi dicono che va bene essere incasinati. La gente non deve necessariamente essere perfetta. Non deve essere intelligentissima. Non deve seguire le regole. Può divertirsi. La maggior parte dei film di oggi fa sentire la gente inadeguata. Io no.”

Ma vi serve altro per amarlo?

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