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Erano gli anni di Fiorucci

Io me lo ricordo, tutti se lo ricordano, ma pochi lo riconoscono: a Milano abbiamo ospitato un genio della moda, si chiamava Elio Fiorucci.

Gli anni ’70, ANNI CONFUSI

Nel ’67 Elio Fiorucci apriva a Milano, in Galleria Passarella, un negozio che avrebbe cambiato la storia del commercio italiano, inaugurando la stagione delle Jeanserie, nuova categoria commerciale destinata al pubblico giovane.
Già, i giovani, una categoria sociale che in quegli anni comincia ad assumere un peso commerciale determinante in tutto il mondo, come conseguenza dell’affermarsi della cultura “rivoluzionaria” del ’68: musica, film, motociclette automobili e, ovviamente, jeans.

Ma Fiorucci era più di una jeanseria in senso stretto. Potremmo definirlo il primo Concept Store italiano. Un contenitore di idee commerciali, culturali e artistiche. Un posto dove i ragazzi incontravano le ragazze, dove si andava a fare un giro così, tanto per vedere cosa c’era di nuovo: altro che Facebook, altro che Zalando!

Si dirà che negli anni ’70 c’era poco. Forse, ma era tutto nuovo, sul serio, non riciclato o reinventato, veramente nuovo!

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Fiorucci, L’UOMO DEGLI ANGIOLETTI

Nel ’70 Elio Fiorucci inaugura la sua linea di abbigliamento, dando libero sfogo ai suoi sogni psichedelici: glitter, denim, laminati e fluo. Riusce ad imporsi in un mercato in enorme espansione, conquistando roccaforti come Londra, New York e Tokyo. Entra nelle canzoni (the greatest dancer). Ma più di tutto rappresenta la moda italiana: Fiorucci è il Made in ITALY prima dell’esplosione degli stilisti negli anni ’80.

La sua specialità? Ovvio, i blue jeans, con tutti i derivati, come i giubbotti, fantastici, sempre al limite del kitch, antesignano di Madonna e Lady Gaga. Naturalmente a prezzi “pop”, perché la sua moda era concretamente democratica.

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Senza dubbio i suoi angioletti sono entrati nell’iconografia del ventesimo secolo, come espressione del pensiero di Andy Warhol (altro amico di Elio Fiorucci) applicato al fashion System.

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Elio era un uomo positivo e pieno di energia: quando nel ’79 inaugurai il mio negozio in galleria Passarella, entró a salutare me e il mio babbo con una grande e sincera stretta di mano, da imprenditore a imprenditore, entusiasta e ottimista come nessuno.
Quindi ero lì a vedere con i miei occhioni sognanti di diciottenne la movida del pomeriggio. Quando, finita la scuola, i ragazzi venivano a “broccolare” in una location dove, per la prima volta, si aprivano dei corner dei brand più di tendenza e un deejay metteva i dischi dal vivo, sapete quei cosi tondi di vinile nero…
C’ero anche quando un certo Keith Haring gli affrescava le pareti del negozio e la gente si domandava chi dei due fosse il più pazzo, Keith o Elio.

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UN UOMO E IL SUO DESTINO

Elio era così, genio e trasgressione, successo e flop, comunque sempre al limite, fino all’inevitabile capolinea.
Il suo negozio non c’è più, al suo posto il solito H&M, (che ha fatto calare una colata di bianco sui graffiti) tanto per ribadire la colonizzazione globale che ci sta spazzando via, rendendo le nostre città tutte uguali e tutte più tristi.

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GALLERIA ELIO FIORUCCI?

Anche lui non c’è più, ci ha lasciato dopo una vita rock and roll: l’unica cosa che possiamo fare è ricordarlo, anche dedicandogli la “sua” galleria, sperando che il Comune di Milano voglia ascoltarci.

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