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Ducati Scrambler: Motocicletta, Dieci Accapì…

ducati scrambler

Sono mesi che pubblico foto di quella che considero una delle più belle moto mai costruite in Italia: la Ducati Scrambler, quella vera, quella degli anni Sessanta.

TU VO FÀ L’AMERICANO

Niente da dire sulle ultime creazioni della casa di Borgo Panigale, ottime motociclette, un po’ “senz’anima”, ma pur sempre valide per il motociclista da bar quale io sono. Ma il fascino delle prime Ducati Scrambler queste se lo sognano.

Il modello nasce su richiesta del mercato americano dove, sul finire degli anni ’50, si stavano diffondendo delle moto adatte al fuoristrada leggero; per gironzolare attorno ai ranch e divertirsi sulle dune californiane.
Nel ’62 esce la prima versione per il mercato yankee, seguita subito da una seconda migliorata nella componentistica e aumentata di cilindrata, che passerà da 125 cc a 450 cc. Riscuoterà però un successo decrescente, “tritata” dai due tempi giapponesi.
Diversa la storia in Italia e in Europa, dove il confronto era con le inglesi e la veloce e agile ragazza bolognese se la cavava egregiamente.

140 chiletti, quasi 30 cavalli nella versione più potente, motore desmo “fatto apposta”, telaio eccezionale, sospensioni Marzocchi e cerchi Grimeca…need else?

Ducati Scrambler, LA MOTO DEL BULLO DEL QUARTIERE

Io ero un ragazzino, al massimo avevo la saltafoss, ma mi ricordo che la Ducati Scrambler, gialla o rossa, tutta cromata, mi faceva impazzire, la trovavo terribilmente maschiale (cit. Antonio Albanese). In sella c’era sempre il più figo della compagnia, il Fonzie ante litteram, insomma il Bobby Solo del quartiere, quello che a Malibu sarebbe stato Elvis Presley.

Le giapponesi erano ancora lontane e le inglesi non avevano lo stesso sex-appeal ruspante: la Ducati Scrambler di Borgo Panigale dominava il mercato.

IL TRAMONTO DI UN MITO E LA RINASCITA DELLO SCRAMBLER

Nel ’72 l’arrivo delle plurifrazionate maxi Moto dagli occhi a mandorla e il mutamento dei gusti del pubblico europeo manda in pensione la nostra amata motoretta, lasciando però una nutrita schiera di estimatori (tipo il Moto Club amici  dello Scrambler) che ancora oggi tirano a lucido le sue luccicanti cromature e si ostinano a distruggersi caviglie e polpacci avviandola orgogliosamente al primo colpo (vabbè, quasi…)

Gente come Umberto Borile, invece, ne rimette in produzione una replica veramente di alto profilo, praticamente perfetta, salvo poi essere costretto a chiudere i battenti a causa degli avvocati del gruppo Audi (subentrato nella proprietà della casa bolognese) che, nel frattempo, aveva preparato la nuova edizione del capolavoro da noi tanto amato.

scrambler borile

MA È UNA VERA SCRAMBLER?

Tutti conosciamo come è fatta la nuova Ducati Scrambler e una cosa è sicura: la replica di Borile era molto più vicina allo spirito dell’originale rispetto all’attuale bicilindrica di casa Ducati, più pesante e pure più performante (forse troppo) dell’originale.

ducati scrambler

Si può chiamare Scrambler una moto così? Io avrei preferito un altro mono più leggera, simile alle jap anni ’80 (Yamaha xt per esempio) ma le economie di scala spingono in altre direzioni e le cromature forse ai tedeschi non piacciono…

Una cosa è sicura: se volete sentirvi per una volta Bobby Solo o Fonzie, procuratevi una vecchia 450 e sfanculate il bicilindrico.

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