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Gente Ruvida

Ciro L’Immortale: il lato oscuro dello stile


Il suo nome è Marco D’Amore, ma tutti lo conoscono come Ciro L’Immortale, ovvero Ciro Di Marzio, il personaggio più controverso della saga di Gomorra.
Pochi sanno che la sua gavetta parte dal teatro, dalla scuola di Toni Servillo (un altro mio punto di riferimento), a tutti gli effetti suo mentore.
Dopo Una vita tranquilla e Perez, Gomorra 2 lo ha definitivamente consacrato come “il cattivo più carismatico del cinema italiano”

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BIANCO O NERO?

Lo so di dire una cosa scomoda, ma Ciro L’Immortale è il mio personaggio preferito, anche se credo che questa fosse l’intenzione degli autori.
Ciro non è “né bianco né nero”, come molti eroi o anti-eroi dell’epica contemporanea: dai protagonisti di True detective, a quelli dei film dei Fratelli Coen, fino ad arrivare al Libanese (Francesco Montanari) e al Freddo (Vinicio Marchioni) di Romanzo Criminale. Guarda caso anche loro protagonisti con un notevole “fascino animale”.

Ovvio che Ciro L’Immortale sia più nero che bianco. Ma chi di noi non è mai stato attratto dal lato oscuro? In realtà Il personaggio sembra più in balia del ruolo che il destino gli assegna, come in una tragedia di Shakespeare, incapace di proteggere anche le persone che ama (come la figlia ) e arrivando persino ad ucciderle con le sue mani.

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Il suo futuro? Voci di corridoio parlano di un Ciro collaboratore di giustizia e, di conseguenza, allo stesso modo “un infame”, ma fuori dall’impero del male.

Lo stile di Ciro L’Immoratale

La sua maschera tragica affascina, il suo sguardo intenso ipnotizza: tutto discende da questo, anche il suo stile.
In un trionfo di cattivo gusto – trash e barocco: indimenticabili gli arredi delle magioni dei camorristi – Ciro Di Marzio/Marco D’Amore si distingue per il suo minimalismo quasi zen. Quel biker nero sgualcito, quei jeans strappati e la T-shirt slabbrata sono la divisa del guerriero, non del capo. Una sorta di samurai che lotta per farsi Re, in una tragedia sanguinaria dai ritmi tribali/rap partenopei.

GOMORRA, UN PUNTO DI RIFERIMENTO

È fin troppo ovvio che le mie origini napoletane mi spingano oltre nell’analisi del fenomeno Ciro L’Immortale. Ma Gomorra e Gomorra2 sono momenti di cinema vero, italiano ma insieme internazionale, con una cifra inconfondibile, che ha segnato un nuovo confine nella fiction, nello stile e nella narrazione televisiva. Un successo a tutto tondo, insomma.

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E Marco D’Amore? Riuscirà mai a superare il personaggio e riproporsi in altri ruoli?
Vi dico come la vedo io: tanto è bravo e carismatico come attore, che uno così può puntare ad Hollywood. Una sorta di Banderas “cattivo” all’italiana, un Bruce Willis con la drammaticità di Al Pacino. Ma la speranza è che resti qui, in Italia, a casa nostra, per mostrarci gli altri aspetti del suo talento.

Anche perché, tornando a Banderas, non gli auguro lo stesso destino fra galline inzuppose…

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